Unione Operaia Escursionisti Italiani (U. O. E. I.) A.S.D.

1922

10 aprile 1923: una delle gite primaverili dell'UOEI Treviso.
Il gruppo dei soci (a piedi e in bicicletta) sostano nella località Crocetta del Montello
(ad una trentina di chilometri da Treviso).
A destra, con un mantello ed un elegante cappello a falda,
si vede Ugolino Ugolini, che è stato Segretario Generale dell’UOEI
dal 1922 al 1926.

      

Informazioni aggiuntive

Società

Unione Operaia Escursionisti Italiani (U. O. E. I.) A.S.D.

Anno fondazione

1922

Sede

Viale Terza Armata 1

CAP

31100

Città

Treviso

Provincia

TV

Regione

Veneto

Telefono Società

0422.55058

Fax

0422.55058

E-mail Società

treviso@uoei.it

E-mail PEC Società

treviso@pec.uoei.it

Numero soci

1185

Numero tesserati

577

FSN/DSA/EPS

FIN, FISI

Discipline

escursionismo, mountain bike, nuoto, sci alpinismo, sci nordico, snowboard

Impianti

impianti comunali (piscina ed impianti di risalita) convenzionati

Colori sociali

blu e bianco

Affiliato UNASCI

SI

Affiliata UNASCI negli anni

2022, 2023, 2024

Pagamenti

, ,

Stella di bronzo

SI

Anno Stella di bronzo

2022

Presidente

Cinzia Bonetto

Cellulare Presidente

338.3281572

E-mail Presidente

cinzia.bnt@gmail.com

E-mail PEC Presidente

bonetto.cinzia@pec.libero.it

Socio fedele

SI

Aveva appena vent’anni, Candido Cabbia, quando salì sul Col Visentin, con un gruppo di amici, per fondare la sezione trevigiana dell’UOEI, l’8 gennaio 1922. Era nato a Mogliano nel 1901, ma si era trasferito ancor piccolissimo a Treviso, insieme alla famiglia. Suo nonno – di nome Candido, come lui – era stato un personaggio piuttosto noto a Mogliano negli ultimi decenni del secolo scorso: aveva un’osteria in paese e qualche simpatia per il socialismo. Negli anni Settanta dell’Ottocento – agli albori della grande crisi agraria – era nell’osteria del siòr Cabbia che si riunivano quei contadini che volevano parlar male dei padroni, e sempre lì potevano ascoltare qualche oratore progressista che li spingeva a non scappare nella “Merica”, ma ad unirsi per cercare di “raddrizzare le cose” qui, in Italia. Probabilmente, proprio in quei locali gli artigiani del paese avevano costituito la Società operaia di mutuo soccorso di Mogliano, di cui il signor Cabbia era uno degli amministratori.
Alla morte del padre, durante la guerra, Candido ereditò prematuramente – appena sedicenne – il ruolo di capofamiglia, insieme ad una piccola impresa commerciale. Pur lavorando e frequentando l’università alla Scuola superiore di commercio di Venezia, Candido Cabbia jr. era riuscito a ritagliarsi il tempo per non abbandonare la sua passione per la montagna, distinguendosi anzi tra i giovani universitari aderenti al CAI anche come oratore nelle riunioni ufficiali.
Proprio da una costola del CAI fece nascere, all’inizio del 1922, la sezione trevigiana dell’Unione Operaia Escursionisti Italiani. A guardar bene, dunque, gli intendimenti di Candido non si erano di molto discostati da quelli del nonno omonimo: che cos’era la “sua” UOEI se non una nuova “casa” per i ceti popolari della città, per quegli operai e impiegati con cui il giovane Cabbia voleva condividere le gioie dell’alpinismo o, almeno, il piacere di stare insieme all’aperto?
Ancor prima che per le idee politiche che circolavano nell’ambiente, era la stessa vita associativa a rappresentare una naturale palestra di democrazia: saper stare in compagnia, darsi delle regole e rispettarle, votare per eleggere i propri rappresentanti alle cariche sociali, accettare le opinioni dei compagni di squadra o di cordata, per gli uoeini non erano norme astratte ma valori che si imparavano quotidianamente, piccole forme di civiltà che si conquistavano durante le gite e frequentando la sezione.
Come era stata una conquista, per l’epoca, essere riusciti a creare un ambiente “pubblico” dove potessero convivere – alla pari – uomini e donne: le fotografie dei primi anni parlano chiaro, con quella mescolanza di volti maschili e femminili allo stesso modo intenti a fissare l’obiettivo. Proprio una donna – Anita Cabbia – dirigeva l’ambitissima squadra “Audax”, riservata ai soci più giovani e dotata di vessillo, uniforme e canzoni proprie. Contro, non tutti potevano partecipare alle iniziative uoeine: per i più poveri le spese per il viaggio, il vestiario e l’equipaggiamento erano ancora un ostacolo insormontabile.
Le uniformi, i distintivi, i gagliardetti e i propri inni; la Filarmonica Uoeina per le serate musicali, la Filodrammatica “Teatro del Popolo” per spettacoli educativi, una biblioteca per i soci; marce notturne, corsi di ginnastica, gare di ciclismo, di corsa, di sci; e poi, ogni anno, decine di appuntamenti, escursioni, gite istruttive e banchetti gastronomici: l’UOEI di Cabbia era un fiorire di iniziative che coinvolgevano parecchie centinaia di soci (fino a mille) e che avevano stimolato la nascita anche in provincia di sezioni “sorelle” (a Montebelluna, Mogliano, Conegliano, Spresiano, Orsago…), facendo di Treviso una delle avanguardie del movimento sportivo popolare e portando, nel 1924, lo stesso Cabbia alla presidenza del Comitato regionale veneto.
Già nel settembre del 1922 il giovane Candido era intervenuto, come presidente dell’UOEI di Treviso, al primo Congresso alpinistico delle Tre Venezie, sul Monte Grappa, pronunciando un impegnato discorso sull’Alpinismo operaio. Aveva spiegato, nell’occasione, quanto fosse importante riuscire a diffondere anche tra le “classi lavoratrici meno abbienti” la passione per la montagna e la pratica dell’alpinismo, uno “sport che – secondo le sue parole – se fortifica fisicamente, è palestra efficacissima di cultura educativa e morale”. E proprio per questo – aveva proseguito Cabbia – era preziosa un’associazione come l’UOEI, che si rivolgeva non ai ‘soliti noti’ delle “classi abbienti ed istruite” che già frequentavano il CAI, ma innanzi tutto agli “autentici operai, in modo che questi sentano la nobile e feconda ambizione di lavorare per la ‘propria’ associazione, di imparare a dirigerla”.
Nell’ambiente della borghesia cittadina, invece, l’UOEI poteva godere dell’appoggio di una attiva Unione goliardica tra gli studenti universitari, di cui Candido fu presidente fino allo scioglimento da parte del fascismo, nel 1925.
Quando fu fondata la sezione dell’UOEI – nel gennaio del ‘22 – non erano passati che sei mesi dal giorno in cui duemila camicie nere erano calate da tutto il Veneto su Treviso e avevano messo a ferro e fuoco la città per dare una lezione ai “sovversivi” locali.
Era stato, per primo, un uomo del Risorgimento e ministro del regno come Quintino Sella a guardare alla montagna come ad uno strumento di educazione politica: l’alpinismo, ai suoi occhi, sarebbe dovuto diventare un’occasione per “fare gli italiani”, insegnando loro l’amore per il proprio paese. Anche per questo nel 1863 fondò il Club Alpino Italiano, che si espanse fino a raggiungere le 30 sezioni già alla fine del secolo.
La stessa Unione Operaia Escursionisti Italiani era nata (a Monza nel 1911) nel tentativo di portare un po’ di giustizia anche nelle forme di divertimento e di avvicinare alla montagna, alle gioie dell’alpinismo e dell’escursionismo, anche quegli “operai” che fino ad allora ne erano stati esclusi.
Con il consolidarsi del regime, il fascismo strinse la morsa sulla UOEI. A livello nazionale impose la confluenza dell’associazione tra le file dell’Opera Nazionale Dopolavoro, causando malumori e lacerazioni in molte delle sezioni.
L’assemblea uoeina di Treviso, all’unanimità, rifiutò di aderire alle organizzazioni fasciste. Il 2 novembre del 1926, per vendicare un fallito attentato a Mussolini, “La voce fascista” di Treviso uscì “consigliando” ai più noti antifascisti di lasciare immediatamente la città.
Candido Cabbia, additato nel giornale tra il Bastardume in partenza, si allontanò da Treviso; il suo ufficio fu invaso e saccheggiato.
Sette giorni dopo l’UOEI di Treviso fu sciolta d’autorità dal prefetto perché “svolge un’azione tendenzialmente contrastante con le direttive del Governo Nazionale” ed è formata da “elementi noti per sentimenti ostili al regime fascista”. Quando, dopo pochi mesi, lo stesso prefetto tentò di rifondarla su posizioni fasciste, i soci la disertarono.
Poco si sa della diaspora di quella prima UOEI trevigiana. Odino Fregonese, il socio claudicante, tentò dapprima qualche azione di propaganda antifascista, poi trovò rifugio sicuro in Francia. Costante Armellin – il trombettista della fanfara – nel 1930 fu arrestato e condannato dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato per attività comunista.
Candido Cabbia continuò a non avere vita facile a Treviso: si dedicò al suo lavoro nel campo commerciale, ma fu schedato e sorvegliato in quanto “sospetto in linea politica”. Anche a Roma, dal Ministero dell’Interno, si guardava a Candido Cabbia come ad un “sovversivo sospetto in linea politica” per la sua passata militanza nelle file repubblicane; a suo nome venne aperto uno dei fascicoli del Casellario Politico Centrale, che ne avrebbe seguito le mosse fino al crollo del regime.
Nel 1933 Cabbia preferì trasferirsi a Venezia. Due anni dopo riuscì finalmente a laurearsi in Scienze economiche e commerciali.
Candido Cabbia tornò per un giorno a Treviso nel 1949, quando l’UOEI venne fatta risorgere, subito all’indomani della Liberazione. Fu un ritorno che voleva sancire una continuità, e quasi la speranza di poter riprendere il discorso dal punto in cui era stato interrotto più di vent’anni prima.
In mezzo, però, c’era stato un ventennio che aveva determinato nuovi equilibri, nuove egemonie politiche anche sul terreno “minore” dell’associazionismo popolare, dello sport e del tempo libero.
L’esperienza progressista della prima UOEI era stata recisa dal fascismo. Il regime aveva proibito ogni forma di autonomia organizzativa proveniente dal basso.
Quando, nel 1957, la sezione trevigiana si assume il compito di organizzare il Raduno nazionale alpino della UOEI, fu a Cima Grappa che portò i suoi mille convenuti, ad ascoltare, un generale degli alpini (il presidente nazionale, Prospero Del Din), un cappellano militare e un ministro democristiano. In quello stesso luogo, trentacinque anni dopo il discorso di Cabbia sull’alpinismo operaio, molto ci si era allontanati dallo spirito e dalle abitudini della prima UOEI prefascista. Una così evidente commistione di simboli e di linguaggi, patriottici e religiosi, sarebbe stata impensabile per gli uomini di allora.
La UOEI – che pur continuò a distinguersi e ad essere anche riconosciuta in città per le sue iniziative popolari e per l’ispirazione progressista – non trovò più un autonomo sistema di simboli, cioè un modo di vivere e raccontare l’alpinismo che la differenzi dalla retorica nazional-cattolica. All’altezza del secondo dopoguerra, la battaglia era già stata persa, le montagne erano state ormai (simbolicamente) occupate, e per parlare di esse non si poteva che usare il linguaggio degli avversari di un tempo.
“Il nevaio” quando cominciò le sue pubblicazioni, nel 1953, sembra priva di passato o di ricordi. Nello stesso anno, Candido Cabbia morì a Venezia: “Il nevaio” di dicembre gli dedicò alcune righe, commosse, ma senza alcun cenno a tutte le vicissitudini subite a causa della sua militanza uoeina e antifascista. Unico riconoscimento – a sottolineare una ormai muta fedeltà – la scelta di dedicare a lui – il fondatore – il nome della sezione trevigiana “Candido Cabbia”.
Questa parte della storia è uno stralcio del saggio di Alessandro Casellato, Lascia la bettola fumosa. L’Unione Operaia Escursionisti Italiani a Treviso 1922-1925, pubblicato sulla rivista di storia e di critica sportiva “Lancillotto e Nausica”, vol. 2-3, 1998, pp. 34-45.
Da sempre ed ancora oggi la UOEI Treviso continua a svolgere la sua opera nel rispetto dei principi e dei valori che ispirarono la fondazione dell’Unione Operai Escursionisti Italiani.

° 1922 – 1947 Candido Cabbia
° 1947 – 1952 Luigi Noghera
° 1953 – 1969 Ernesto Fantin
° 1970 – 1983 Orfeo Pongiluppi
° 1984 – 1986 Alfredo Barelli
° 1987 – 1987 Mario Fuser
° 1988 – in carica Cinzia Bonetto

+ Francesco FERNANDES e Alberto BENINI, 1911 – 2011: U.O.E.I. Cento anni di orizzonti. Storie di uomini e passione per la montagna, Grafiche Artigianelli Brescia, maggio 2011, pagg. 304;
+ Renato FRIGERIO e AA.VV., 1911 – 1° Centenario della U.O.E.I. – 2011, Catalogo illustrato e commentato:
– una guida alla mostra fotografica
– il ricordo perenne di un secolo un secolo intramontabile, Grafiche Artigianelli Brescia, 2011 edited by UOEI Bergamo, Brescia, Lecco, Milano e Monza, marzo 2011, pagg. 88, 4000 copie;
+ UOEI Treviso, opuscolo presentazione del Campionato Regionale FISI Allievi e Ragazzi 7 – 12 marzo 2022, pubblicazione sociale, pag. 24;
+ UOEI Treviso, opuscolo sulla manifestazione “Zaino di Sport” 21 maggio 2022, pubblicazione sociale, pag. 24;

nuoto, sci alpino, sci nordico, snowboard, e tutte le discipline correlate con la montagna come ad es. escursionismo e mountain bike